PACHINO: COLTIVAVA MARIJUANA SUL TERRAZZO-ASSOLTO “PERCHÈ IL FATTO NON SUSSISTE”

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L’uomo, arrestato dai carabinieri di Pachino nel luglio del 2014, era stato scarcerato qualche giorno dopo dal Gip in sede di udienza di convalida. Nell’udienza di ieri, tenutasi davanti al Giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Tripi, il Pm Longo ha chiesto la condanna dell’imputato alla pena di due anni di reclusione.

L’avvocato Luigi Caruso Verso, dopo aver fatto rilevare l’errore del capo di imputazione (le piante erano, in realtà, quattro e non sette), ha sostenuto che, pur essendo la coltivazione di sostanza stupefacente sempre punibile, anche quando destinata al consumo personale, nel caso concreto non poteva farsi luogo alla condanna dell’imputato, dato che, per la modestissima entità di principio attivo (lo 0,6%, appena cinque grammi su un chilo e ottocento grammi di sostanza sequestrata), sarebbe risultato impossibile l’utilizzo della droga.

Inoltre, il penalista, citando una recentissima sentenza della Cassazione, ha sostenuto che, pur essendo la fattispecie di reato integrata in tutti i suoi elementi , essa mancava di “offensività”, cioè non aveva alcuna possibilità di ledere il bene giuridico tutelato dalla norma.

Il Gip, ritenute fondate le argomentazioni dell’avvocato Luigi Caruso Verso, ha mandato assolto l’imputato con la formula “perchè il fatto non sussiste”.

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